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Nel nostro tempo, quando la vita è segnata dal ritmo frenetico del fare e
l'uomo non concede pause alla propria attività, come se avesse paura,
fermandosi, di ritrovarsi solo con sé stesso, che senso ha la proposta di un
Santo eremita che ha scelto una vita vissuta come preghiera?
In un mondo in cui le parole si susseguono, si sovrappongono, si snodano in
frasi che, anziché esprimere il pensiero tendono a soffocarlo, che posto ha la
proposta di sant'Antonio che ha scelto il silenzio come colloquio con Dio e con
sé stesso?
In un'era di consumismo sempre più dilagante, quando il valore della persona
sembra essere direttamente proporzionale alla sua capacità di produrre e non al
suo modo di essere, che valore ha. la scelta della povertà testimoniata dal
nostro Santo?
Silenzio, preghiera, povertà; tre sfaccettature di un unico progetto: la
ricerca di Dio.
E ancora valida per gli uomini del duemila la proposta di vita di Sant'Antonio
Abate?
Certamente ciascuno di noi dedica alla preghiera una parte del suo tempo; ma non
è questa la proposta del Santo Eremita. Egli non dedica tempo alla preghiera,
ma fa del suo tempo una preghiera. Per il Santo la preghiera è soprattutto
ascolto della Parola, e quando sente l'invito che Gesù fa al giovane ricco:
"Và! vendi ciò che hai e dai il ricavato ai poveri, poi vieni e seguimi",
è pronto alla risposta. La preghiera è quindi per Antonio disponibilità
all'ascolto, alla chiamata di Dio.
Ma la preghiera s'innalza nel silenzio: far tacere noi per far parlare Dio. Il
dialogo con Dio, infatti, non è fatto di parole, ma di Parola; e della Parola
di Dio si nutriva incessantemente l'anima di Antonio.
La Parola era la sua forza contro le tentazioni del demonio che l'afflissero per
lungo tempo. Per tradizione, infatti, viene rappresentato davanti ad una grotta
intento a leggere i sacri Testi, come sentiamo in una nostra "Cantata"
popolare.
Quando l'uomo tende a riempirsi di Dio mediante la sua Parola, ecco scaturire
inevitabilmente la scelta della povertà. Non è un sacrificio cedere i propri
beni, ma una necessità liberarsi di tanta zavorra per poter fare spazio a Dio
nella propria vita.
"Vai, vendi ciò che hai e dallo ai poveri". Questo invito di Gesù
non rattristerà Antonio come aveva rattristato il giovane ricco, ma sarà
l'invito gioioso di chi sta già conquistando un bene più prezioso e più
grande.
Ma c'è ben altra ricchezza che teniamo ben salda e che non siamo disposti a
cedere: è la ricchezza delle nostre convinzioni, delle nostre certezze. E' la
ricchezza che fa prevalere l'uomo sull'uomo, che pone come traguardo il potere
acquisito sulle cose e sui propri simili, che ci fa sentire diversi dagli altri
e impedisce quindi la comunione. E' di questa ricchezza che Antonio invita
l'uomo di ieri, di oggi, di sempre a liberarsi. L'uomo povero è l'uomo
bisognoso di verità, di fede, di speranza, di carità.
Quando l'uomo avverte il bisogno di Dio, nulla lo fermerà nel cammino per
incontrarlo.
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