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La devozione ai santi è antichissima nella Chiesa; le sue radici affondano nel
culto familiare dei defunti presente in tutti i popoli, anche ai nostri giorni.
La Chiesa infatti riporta il legame familiare, fondato sui vincoli del sangue,
alla dimensione della nuova Famiglia dei figli di Dio, rinati attraverso il
sacramento del battesimo.
Nasce da qui l'uso di riunirsi a pregare presso le tombe dei defunti,
specialmente perché i primi morti cristiani furono i martiri Stefano e Giacomo.
Non si trattò quindi soltanto di fratelli nella fede, ma di fratelli morti per
la fede.
Questa iniziale devozione ai martiri si esprimerà con la riunione, nel giorno
della morte, chiamato giorno della nascita al cielo, presso la loro tomba per
celebrare l'Eucaristia; solo in seguito se ne invocherà l'intercessione, in
quanto amici di Dio, come si legge in un antico graffito delle catacombe di
S.Sebastiano a Roma, datato il 9 agosto 260, "Paolo e Pietro, pregate per
Nativo nell'eternità".
Notiamo sin dall'inizio la netta distinzione tra Dio e i santi: solo Dio è
l'autore di ogni dono di Grazia; e la celebrazione annuale della memoria dei
santi è occasione per accostarsi al Signore attraverso la celebrazione e la
partecipazione alla Messa; le preghiere che si rivolgono ad essi sono un modo
indiretto di rivolgersi a Dio, facendosi come "raccomandare" dai suoi
amici, che sono anche nostri fratelli nella fede.
Un secondo elemento di questa devozione lo troviamo nella "Vita di
Ilarione" scritta da S.Girolamo. La notizia è importante non solo perché
attesta l'estensione della devozione anche ai non martiri, ma specialmente perché
ci parla del culto rivolto a sant'Antonio Abate subito dopo la morte. Ilarione,
infatti, andando in pellegrinaggio alla tomba di Antonio per celebrare il primo
anniversario della sua morte insieme ai discepoli del Santo, constatò che essi
tenevano nascosta la tomba del loro padre, da cui deriva l'appellativo abate,
per timore che un ricco proprietario del vicinato la trasportasse nelle sue
proprietà per erigervi un santuario, come ormai si era soliti fare dopo
l'Editto di Costantino del 313.
Facciamo rilevare che coloro che erano stati più vicini al nostro Santo, e che
più degli altri si sentivano eredi dei suoi insegnamenti e della sua
testimonianza evangelica, non volevano trasformare la sua tomba in una sontuosa
costruzione ricca delle ricchezze di questo mondo, ma si sentivano impegnati a
continuare la sua opera di preghiera, di silenzio e di povertà, alimentando
quella luce evangelica che Antonio aveva acceso con la sua vita.
La vera devozione ai santi acquista così la sua giusta espressione: ritorno a
Dio attraverso la vita sacramentale, preghiera in comunione con i santi e
impegno a vivere secondo l'esempio che essi hanno lasciato.
Anche per noi, che celebriamo la festa del Santo Patrono, vale l'invito della
Chiesa a rivedere i contenuti della nostra devozione.
Non basta una devozione fatta di parole o di semplici gesti esterni. Dice
infatti Gesù: "Non chi dice 'Signore! Signore!' entrerà nel regno dei
cieli; ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt.
7,21).
Saremo veramente devoti se la festa diventerà incontro sacramentale con Gesù
Cristo, e se l'esempio di preghiera e di povertà di sant'Antonio saranno punto
di riferimento nella nostra vita.
Anche la manifestazione esterna della festa deve essere interiorizzata. Oggi,
portando il Simulacro del Santo Patrono per le strade del nostro paese, vogliamo
sottolineare che l'esempio che Egli ci ha lasciato deve essere vissuto non solo
nei momenti in cui andiamo in chiesa, ma in tutta la vita quotidiana, come la
strada di fatto indica.
Portare il fercolo del Santo sulle nostre spalle non è una prova di forza, ma
un innalzarlo Per renderlo visibile a tutti, perché diventi esempio per la vita
di tutti.
E, infine, mentre noi sosteniamo esteriormente il suo Simulacro chiediamo col
cuore che sia Sant'Antonio a sostenere noi con la sua intercessione presso il
Signore, e a suscitare, col suo esempio, quella fede che ci porta a Dio, meta
ultima dei nostro cammino quotidiano.
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